Alla gara ha partecipato l’atleta Santino
Abbiamo proposto a Santino una breve intervista:
Com’è andata la tua esperienza alla Pistoia-Abetone?
Quest’anno è stata la mia terza esperienza alla Pistoia Abetone e, come suggerisce il motto “il sapore della sfida”, è sempre una sfida con sé stessi. Anche quest’anno lo è stata, perché il tragitto è sempre lo stesso, ma la gara non lo è mai.
Cosa ti ha spinto a iscriverti a una gara così impegnativa?
La motivazione che mi ha spinto a iscrivermi quest’anno era arrivare all’Abetone correndo tutta la gara arrivando al traguardo in 5ore, cosa che non avevo mai fatto, poiché in precedenza mi ero fermato al traguardo intermedio dei 30 km a San Marcello Pistoiese, a circa 800mndi Dislivello,e sapevo di poter gestire.
Come descriveresti il percorso a chi non lo conosce?
Il percorso è favoloso: si parte dal Duomo di Pistoia, si fanno 5 primi km in leggero falso piano, per poi fare una prima salita di 9 km e affrontare fino al 34° km un susseguirsi di discesa, salita e discesa. Dal 34° all’Abetone sono 16 km di salita fino all’arrivo posto a 1300m di Dislivello con un D+ totale di circa 1800m.
Qual è stato il momento più difficile della gara per te?
Il terzo km è stato il più difficile per me; era capitato altre volte di affrontare crisi, so che spesso sono passeggere e bisogna stringere i denti perché 8 volte su 10 passano, ma stavolta la sberla è arrivata subito.
⛰️ Allenamento e preparazione
Come ti sei preparato per affrontare la salita fino all’Abetone?
È fondamentale in una gara così lunga avere una mente allenata, e io l’avevo. Ho macinato ore e km per arrivare pronto, ma quest’anno il clima è stato il vero antagonista della mia sfida.
Hai seguito un piano di allenamento specifico per le salite?
Ovviamente stavo bene, ero appena partito, avevo mangiato e riposato bene, avevo sognato ormai da mesi quel percorso e la mia strategia di gara; avevo tutto in testa: il passo, la frequenza cardiaca, i gel, i ristori. Ma dopo i 2 km di festa e adrenalina, dove le gambe vanno da sole, il mio primo check (che nelle gare lunghe faccio ogni 40 minuti, una sorta di procedura mnemonica dove controllo eventuali dolori, appoggio piedi, fiato, ecc.) era allarmante. Ogni schema è saltato: frequenza cardiaca altissima, caldo già torrido, una brutta rogna. Dopo un paio di minuti di difficoltà, ho rivalutato subito un’altra strategia del tutto nuova, come una sorta di manovra d’emergenza che non puntasse più all’obiettivo in termini di tempo, ma solo di arrivo in vetta.
Il piano prevedeva di fermarmi ogni ristoro (per fortuna tantissimi, uno ogni 3/4 km quasi) per bere, bagnarmi cappello, testa e polsi, e prendere un gel di carboidrati ogni 30 minuti anziché 45, come avevo intenzione. Inoltre, siccome in allenamento è un ottima alleata dopo il 20° km, ai ristori accompagnavo l’acqua a un bicchiere di Coca Cola.
Durante la preparazione, ho pensato a fare più volume possibile, cercando percorsi collinari dove mantenevo la frequenza cardiaca più bassa possibile, cercando di stare più ore possibile sulle gambe. Una volta a settimana eseguivo delle ripetute per abituare il cuore a uno sforzo prolungato. Altre volte univo una seduta di palestra dove eseguivo circuiti di squat e pressa per poi andare a correre con le gambe appesantite.
Il tratto più difficile?
Il km più difficile è stato, come ho detto prima, il terzo, ma quelli fisicamente più duri sono stati i 7 dal 41 al 48, dove i crampi si sono fatti sentire e i passi si facevano più corti. Lo so con certezza perché gli ultimi 2 km l’adrenalina mi ha fatto spingere sull’acceleratore.
Sei soddisfatto della tua prestazione?
Sono soddisfatto di come ho gestito la gara, di come ho reagito alle difficoltà iniziali, sarei però ipocrita a dire che sono soddisfatto della prestazione, perché il mio sogno era finirla in primis, ma stare nelle 5 ore… quei 45 minuti che giustifico in quanto sarebbe stato un azzardo provarci rischiando di non concluderla, e sono contento di non aver rischiato, perché ho portato a casa il risultato primario L’obiettivo PRINCIPE, chiuderla sfidando me stesso ,ma ascoltando il mio corpo ,adesso che l’ho conclusa, l’obiettivo delle 5 ore sarà il prossimo.
🌄 Atmosfera e impressioni
Com’era il supporto del pubblico lungo il percorso?
Per quanto riguarda il pubblico pistoiese è surreale; è una gara che la gente assapora, accompagna dal primo al 50° km. Dopo il ristoro del 21° km, c’è stato un bivio dove il percorso si divideva dalla strada verso uno sterrato, beh in quel bivio c’era un palazzo; era pieno di gente ai balconi, in terrazza; per strada c’era la musica, ed è stato bellissimo.
Hai corso da solo o con qualcuno?
Durante la gara ero solo ,ma in realtà mi sentivo parte di un gruppo come sempre ,ed è questo che amo delle gare superare i miei obiettivi e fare sport con migliaia di persone Avevo con me cuffie e cellulare, poiché mia moglie e i miei bimbi rimasti a casa stavolta, dalle ore 11.00 a seguire, mi chiamavano a intervalli di 20 minuti per sentirmi e caricarmi. E quindi all’arrivo ero in videochiamata con loro, ed è sempre un’emozione commovente.
Che emozioni ti ha dato vedere l’arrivo all’Abetone?
Arrivare è ciò che più ti spinge a partecipare, ciò che provi durante la corsa è tutto finalizzato a quell’istante dove varchi il traguardo, il tuo stimolo la tua sfida, un esplosione di endorfine che ti fa passare tutta la stanchezza in un attimo, così forte da farti pensare alla subito dopo alla prossima sfida, provare tutto ciò all’Abetone in quel paesaggio mozzafiato a quell’altitudine che avevi sognato fino alla sera prima è magnifico.






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