Intervista a Carlo Rossi – Sciacchetrail 100K 2025
“Un ritorno a casa lungo 103 chilometri”
Lo Sciacchetrail 100K 2025 ha portato Carlo Rossi a correre su sentieri che conosce bene, ma con un obiettivo tutto nuovo: gestire meglio la fatica, migliorare la performance e godersi ogni metro della sua “gara di casa”. Con oltre 100 km e 5.360 metri di dislivello positivo, questa seconda edizione è stata un banco di prova, ma anche una festa. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua esperienza.
1. Quando hai deciso di iscriverti allo Sciacchetrail 100k? Cosa ti ha spinto a farlo?
Ho partecipato anche all’edizione dell’anno scorso, che è stata la prima con la distanza da 100 km. Avevo già deciso fin da subito di iscrivermi anche quest’anno per due motivi. Il primo è che lo Sciacchetrail è la mia gara di casa: attraversa i luoghi in cui vivo e mi alleno, quindi non potevo mancare. Il secondo motivo è più personale: l’anno scorso avevo gestito male la gara, ero partito troppo forte e da metà in poi avevo un po’ sofferto. Volevo ripetere l’esperienza per misurarmi meglio, con una strategia più equilibrata.
2. Come hai preparato questa gara, fisicamente e mentalmente?
Mi piacerebbe poter seguire dei piani di allenamento precisi, ma nella realtà non fa per me. Non riesco a incastrarli con il mio stile di vita. La mia preparazione consiste nel correre tutte le mattine, facendo tanti chilometri e tanto dislivello, ma soprattutto cercando di stare bene mentre lo faccio. Per me è più importante la continuità e il piacere dell’allenamento, piuttosto che la scheda perfetta.
3. Conoscevi già i sentieri delle Cinque Terre o hai scoperto nuovi tratti durante la gara?
Certo che li conoscevo, li percorro tutte le settimane. La Rossòla, ad esempio, è uno dei miei percorsi principali di allenamento. Alcuni tratti li conosco metro per metro. Il bello è che il percorso della gara è addirittura passato davanti a casa mia a Corvara: correre lì, in una gara ufficiale, con pettorale e tutto, è stata una sensazione speciale.
4. Qual è stato il momento più difficile lungo i 103 km? E quello più emozionante?
Il momento più difficile è arrivato intorno all’ottantesimo chilometro. Non vedevo nessuno davanti né dietro da un po’, poi un paio di concorrenti mi hanno raggiunto. In quel momento ho temuto di aver sbagliato di nuovo il ritmo, come l’anno scorso. Quando parti troppo forte e finisci le energie, verso la fine vieni superato: è frustrante, e il divertimento inizia a svanire.
Ma poco dopo è arrivato anche il momento più bello: ho ripreso lucidità, mi sono lasciato alle spalle quei concorrenti e, negli ultimi chilometri, ho cominciato a raggiungerne e superarne diversi. È stata la prova che avevo fatto la scelta giusta, che mi ero gestito bene. Una grandissima soddisfazione.
Poi ci sono stati altri due momenti emozionanti che meritano di essere ricordati. Il passaggio a Pignone, dove mi hanno accolto con un coro da stadio, e il passaggio a Corvara, dove c’erano i ragazzi del paese ad aspettarmi con un caffè buonissimo.
5. Hai corso da solo o con altri atleti durante il percorso? Ci sono stati incontri significativi?
Ho corso una buona parte del percorso insieme a Nicolas, un atleta di Lerici. Siamo stati insieme dal Colle di Gritta fino a Riccò del Golfo. È stato davvero piacevole condividere quel tratto con lui, chiacchierando e sostenendoci a vicenda.
6. Com’è stato affrontare oltre 5.000 metri di dislivello positivo?
Cinquemila metri di dislivello sono un bel po’ su 100 km. Inizialmente ero quasi contrariato: il dislivello dichiarato era di 4.385 m, e mi sembrava un po’ poco per una gara così tosta. Alla fine, invece, abbiamo fatto circa 1.000 metri in più… e anche 3 km in più! Con tutte quelle salite, si è sentito che non era esattamente una gara “piatta”.
All’arrivo, scherzando, ho chiesto a uno degli organizzatori se ci avrebbero chiesto un’integrazione sulla quota d’iscrizione, visto che ci avevano regalato qualche chilometro e parecchio dislivello in più!
7. Alimentazione e idratazione: hai fatto cambiamenti rispetto agli allenamenti?
No, ho seguito la mia solita routine. Ho mangiato le barrette Enervit Performance al cacao e le Carbo Bar senza gusto. Le prime hanno anche proteine e grassi, quindi un profilo nutrizionale più completo; le seconde sono più sbilanciate sui carboidrati. Nessun gel: non li uso mai, non mi piacciono e contengono conservanti.
Ai ristori ho preso crostate, torte di verdura, torte di riso, patate bollite a Pignone, e alla base vita di Riccò riso e patate, molto buoni.
Ho mangiato circa due barrette all’ora, alternate con il cibo dei ristori e coca cola per gli zuccheri e la caffeina.
8. Che materiali hai usato? Cosa ha fatto la differenza?
Scarpe Hoka Mafate Speed 4, nuove: ottimo grip, ammortizzazione e robustezza.
Zaino Black Diamond Distance 4, non leggerissimo ma funzionale ed esteticamente bello.
Bastoncini Gipron in carbonio da 105 cm, volutamente più corti del consigliato per spingere meglio, avere meno peso e occupare meno spazio.
Frontale Petzl Bindi: piccolissima, leggerissima, usata anche nei miei due Tor 330. Autonomia limitata (3 ore), ma luce sufficiente.
Orologio Garmin Enduro 3: alla fine avevo ancora il 43% di batteria dopo 18h30 di gara.
Poi calze a 5 dita, pantaloncini Crazy Air, camicia Montura Adventure a maniche corte (la mia preferita), giacca Montura e una ultra leggera Salomon come riserva.
10. Hai già in mente la prossima sfida?
Sì, il prossimo trail lungo sarà l’Ultra del Lago di Como da 250 km e 12.430 metri di dislivello positivo. L’ho già affrontata l’anno scorso: è un percorso spettacolare e un’ottima preparazione per il TOR 450, il grande obiettivo dell’anno.



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